• L'insegnamento dei cavalieri templari

  • Mar 19 2025
  • Length: 14 mins
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L'insegnamento dei cavalieri templari

  • Summary

  • Il primo dei grandi ordini cavallereschi fondati in funzione delle crociate, e sostanzialmente l'unico giunto sino ai giorni nostri conservando le sue prerogative è quello degli ospitalieri di San Giovanni, più noto oggi come “Sovrano Militare Ordine di Malta”.

    Come i mantelli dei Templari erano bianchi quelli degli Ospitalieri sono neri; diverso il colore ma uguale l'effetto: gli arabi, dopo averne conosciuto il valore in battaglia, chiameranno gli uni “diavoli bianchi” e gli altri “uomini neri”.

    La fama dei cavalieri crociati assume proporzioni leggendarie, tanto che anche il Saladino, avversario generoso e leale che solitamente graziava i cristiani catturati sul campo, non esitava a dare la morte a Templari e Ospitalieri, come ad esempio avvenne nel 1187 dopo la disastrosa sconfitta di Hattin, quando oltre duecento cavalieri furono atrocemente trucidati.

    Tanti sono gli episodi in cui il valore dei cavalieri ebbe modo di esprimersi e, come detto, non è scopo di queste righe una rigorosa analisi storica, ci basta allora ricordare qualche esempio per tutti, a partire dalla disperata resistenza di Acri, dove poche centinaia di Ospitalieri, Templari e Teutonici fecero fronte per oltre un mese a centosessantamila saraceni per consentire anche all'ultimo civile cristiano di mettersi in salvo abbandonando la città. Nessuno dei difensori di Acri cadde in mano nemica: feriti, stremati e ridotti a poche decine si rifugiarono per l'ultima, disperata resistenza su un unica torre che, sotto l'assalto degli attaccanti, crollò seppellendo mori e cristiani.

    Passarono gli anni e l'Ordine rinacque a Rodi, dove viene scritta col sangue un'altra pagina di storia: nel 1522 Solimano II attacca l'isola con settecento navi e duecentomila uomini preceduti da minatori e genieri. La difesa dell'isola è affidata a trecento cavalieri ed a qualche migliaio di civili e dura sei mesi finché la popolazione dell'isola, stremata, implora il gran Maestro Villiers de l'Isle-Adam di chiedere la pace, concessa dal sultano arabo insieme all'onore delle armi di fronte al valore dimostrato.

    La macchina da guerra costituita dagli appartenenti all’ordine cavalleresco era temprata con una disciplina disumana e con una spietata fermezza. Prova ne è, ad esempio, il seguente passaggio tratto dalla cerimonia di investitura di un nuovo cavaliere, a cui l’officiante - dopo che il Capitolo aveva verificato ed approvato la intenzione del postulante - si rivolgeva chiedendo:

    Fratello, voi chiedete molto, poiché del nostro amato Ordine, come di una quercia non vedete che la parte esterna, la corteccia. La corteccia che voi riuscite a vedere sono i nostri cavalli, le nostre armature, i nostri mantelli e i nostri pasti, e perciò credete che tutto ciò sia bello e che starete bene. Ma voi non immaginate nemmeno sotto la corteccia di quest'albero quali durissime regole vigono all'interno del nostro amato Ordine, voi che siete un signore dovrete far da servo agli altri, perché d'ora in avanti non potrete più fare i vostri comodi: se vorrete dormire sarete svegliato, se vorrete mangiare vi dovrete alzare e sarete comandato altrove, se vorrete essere sveglio vi si comanderà di dormire, se volete digiunare vi sarà comandato di mangiare, se vorrete andare in terra di Acri vi si manderà ad Antiochia, se vorrete rientrare a Sion sarete inviato in Francia o in Inghilterra, se vorrete andare da una parte vi si manderà da quella opposta e voi non potrete domandarne il perché, tutte le dure parole di rimprovero che avrete dovrete sopportarle in nome di Dio. Se così volete, alzatevi a fate un passo avanti.

    Nei cavalieri cristiani il singolo rinuncia alla sua individualità per abbracciare quelle del gruppo a cui decide di appartenere, situazione assai simile a quella dei samurai giapponesi che videro nella battaglia di nagashino la fine della loro storia e l’inizio della leggenda.
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